L'altra sera, 8 maggio, ho partecipato ad una serata strana. Una "cena al buio", organizzata dalla Taverna Ciardi (http://www.tavernaciardi.it). C'è da dire che questa taverna è diventata per me luogo di ritrovo continuativo, un po' per l'ottima cucina, un po' per la grande simpatia dei gestori...
Comunque, dicevo, l'Associazione Italiana Pro-Ciechi ha organizzato questa serata particolare: sala ristorante completamente oscurata, menu "a sorpresa". In pratica, un delirio.
Si cominia con la scaglionatura dei partecipanti. Eravamo una ventina di persone, e siamo stati condotti a piccoli gruppi dai camerieri non vedenti che ci hanno aiutato tutta la sera, Alessandro e Marinella. Quando è il mio turno, appena sono entrato nell'oscurità completa sono cominciati i guai: perdo il contatto con chi mi conduceva, e penso di essere arrivato al mio posto. Prendo la sedia a tentoni, ma la sento pesante. Poi mi accorgo che la sedia era pure pelata: era l'assessore alle politiche sociali, invitato speciale della serata (una tavolata era dedicata al comune di Venezia). Sento chiamare da più distante, alla mia destra: "Ragazzooooo! Ragazzooooo!!". Mi dirigo verso la voce e trovo il mio posto, finalmente.
Il buio era assoluto, una cosa a cui non siamo abituati minimamente. Il senso di oppressione e claustrofobia cominciava a farsi sentire. Poi, con un po' di chiacchiera con quelli attorno, e soprattutto con la consapevolezza che comunque avrei dovuto mettere i 30 neuri necessari, mi faccio forza e spingo indietro questa brutta sensazione. Sono capitato ad un tavolo simpatico, pare, formato da coppie giovani. Io ero andato volutamente da solo, e non mi pento della scelta: la sala la conoscevo, al contrario degli altri che invece non sapevano nulla. In compenso, però, non conoscevo nessun commensale. Un tocco di stranezza in più.
Comincia la baraonda del tavolo del comune: schiamazzi, urla, scherzi, e chi più ne ha più ne metta. Cominciamo con gli "ssshhhhh" ma non funziona. Aspettiamo che abbiano la bocca piena, ma la cosa con la prima portata non migliora: infatti, è molto difficile mangiare la rucola che fa da contono al piatto, se non la vedi. Io l'ho ritrovata sparsa attorno a me per tutta la cena. Questo dev'essere capitato anche a qualche assessore, perchè i frizzi e lazzi urlati continuavano. Al che, dal nostro tavolo partono cori tipo "vi state giocando il nostro voto", "ve menamo ve menamo", eccetera, ma senza grandi risultati.
Intanto la cena continua. Noi siamo bravi e non ci rovesciamo le bottiglie addosso, ma al contrario riusciamo anche a mangiare decentemente, ogni tanto (io almeno) aiutato dalle mani per capire se avevo ancora cibo. Nel frattempo, ci accorgiamo di come, persa momentaneamente la vista, gli altri sensi si acuiscano. Riconosciamo l'arrivo di Alessandro dal profumo che porta, e alla seconda o terza volta che arriva non ci spaventiamo più.
Ad un tratto, qualcosa di molliccio mi colpisce forte alla tempia destra. Trasalisco, o come si dice qui a venezia "scaturisco", e un po', onestamente, mi spavento. Poi scopro che invece una ragazza seduta circa di fronte a me da un po' lanciava molliche di pane verso la tavolata del comune per zittirli. Nessuno se n'è accorto tranne il sottoscritto, quando lei ha sbagliato mira.
Alla fine, Armando (il gestore) entra a ringraziarci e ci chiede di coprirci gli occhi. Il ritorno alla luce è doloroso, e la scoperta dei visi dietro alle voci sentite per l'intera sera è quantomeno particolare, come sensazione. Incredibile quanto ci si basi sulla vista... Il ragazzo simpatico alla mia destra ha una faccia incredibilmente glaciale e antipatica, il tavolo di fianco è fatto di persone che non riconosco più, nonostante io abbia parlato tutta la sera con loro. Nel frattempo, tutti si stupiscono del fatto che il piatto del mio dolce sia praticamente LAVATO, mentre tutti non sono riusciti a finire la prelibatezza, causa scivolamento della medesima. Ma a un goloso non la si fa.
In definitiva, una bellissima serata, molto interessante. La consiglio a tutti...